Ve lo diciamo da tempo, che la questione Stadio è complicata perché ci confluiscono questioni politiche ed economiche. Vista la centralità dell'argomento calcio, la questione stadio è sempre stato un argomento politico di grande importanza. Destra o sinistra non conta, l'importante è apparire come uno che fa il bene del Napoli, restando però dentro i limiti delle norme e delle competenze istituzionali.
Poi c'è il fatto economico. Il Maradona qualche soldino lo porta, ma se il Napoli decidesse di andare via, oltre al mancato guadagno, il Comune si troverebbe di fronte a una manutenzione costosa per un impianto del tutto inutile. Soldi pubblici buttati.
Proprio questo aspetto è il tema caldissimo del momento, perché il Napoli sa bene che per fare uno stadio suo deve avere il via libera delle istituzioni. Ma se gliele dessero, per quanto appena detto farebbero un autogol finanziario clamoroso. Si condannerebbero da sole ad avere uno stadio nel quale verranno investiti 200 milioni, senza sapere un giorno come recuperarli.
Spostando il focus sul Napoli, il club azzurro evidenzia i punti critici di restare a Fuorigrotta. Per le Società moderne lo stadio copre metà del fatturato annuo, il Napoli arriva a malapena a un decimo. Lo stadio di proprietà è quindi improcrastinabile.
Inoltre c'è la questione trasporti: la Uefa impone un massiccio ruolo di quelli pubblici, che secondo il Napoli è irrealizzabile su un volume di 60-70mila persone. Servono quindi auto e parcheggi. Dove li metti a Fuorigrotta?

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