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Giuntoli: «Rinnoverò col Napoli. Juve? Dobbiamo credere di farcela. Ci proposero CR7, ma per noi è fuori portata. Rimpianto? Tolisso»

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Il direttore sportivo del Napoli ha concesso una lunga intervista a Sky. Ecco le sue dichiarazioni
Il diesse azzurro Cristiano Giuntoli ha concesso una lunga intervista a Sky Sport.
RINNOVO DI CONTRATTO. «Me l'hanno proposto e siamo molto vicini, sono contento di rimanere, mi trovo benissimo a Napoli e con la proprietà, con Carlo non ne parliamo nemmeno. Non andrò via da Napoli fin quando non ce la farò? Non dipende solo da me, ma anche dalla proprietà».

SULL'ARRIVO A NAPOLI. «Mi chiamò mentre stavo andando a vedere una partita di playoff di serie B. Era con Andrea Chiavelli: mi chiamarono e mi chiesero un incontro. Pensai che potesse interessargli qualche giocatore mio, avevo degli impegni e dissi "se non è un problema, magari ne parliamo la settimana prossima". Risposero "no, no, noi abbiamo fretta, ti vogliamo incontrare domattina". Chiesi il motivo: "dobbiamo parlare del Napoli, siamo interessati a lei". Non sapevo se fermarmi in autogrill o da un’altra parte, non capivo più niente: chiaramente dissi di sì».

SU DE LAURENTIIS. «spesso mi chiama la mattina presto, mi chiede ‘sei sveglio?’. Ovviamente rispondo, anche perché lo sono già. Il presidente vive i confronti con un occhio di riguardo speciale, mi tratta come un figlio e mi ha accolto nella sua famiglia. Una famiglia splendida. Con me non è mai stato arrogante, non ha mai alzato la voce, ha sempre un grande approccio nei miei confronti».

SU SARRI. «Quando ero al Carpi avevo provato a prenderlo. Era stato esonerato dal Perugia ma non trovammo un accordo sui suoi collaboratori. Facemmo un lungo discorso e dopo un paio di ore mi disse "io non vengo, ma te arrivi in Serie A". Quando trovai l'accordo col Napoli e decisi di venire, il presidente aveva due-tre situazioni e tra queste il più papabile per lui era proprio Maurizio. Sposai in pieno questa idea per ovvi motivi, ci conoscevamo da una vita e c’era anche questo aneddoto: non so se il presidente ne fosse a conoscenza. Chiamata dal Chelsea? Io e Sarri ci sentiamo, ma ho la fortuna di lavorare con Carlo Ancelotti: mi sta dando grande soddisfazione, grande bene e grande amore. Sarri non mi manca come allenatore ma come uomo sì».

SU ANCELOTTI. «Siamo una grande coppia, abbiamo vinto cinque Coppe dei Campioni in due (ride, ndr). Lui è molto, molto sicuro: si dice che sia così perché ha vinto, in realtà lui ha vinto perché è sicuro. Mi ha trasmesso tanto, è stata una intuizione incredibile del presidente. Se credevo sarebbe arrivato Ancelotti a Napoli? Non ci credevo, nel senso che non pensavo che un allenatore di quel livello potesse accettare Napoli con tale entusiasmo. Invece ha sposato in pieno la causa, la città, sta benissimo a Napoli, si è inserito benissimo nel nostro contesto. Ci ha aiutato e ci aiuterà a crescere».

SUL SUO STAFF. «A Napoli abbiamo cinque osservatori, ci dividiamo i compiti video e poi si vanno a vedere i giocatori in maniera mirata. Poi incrociamo tutte le nostre informazioni, via via che arrivano, anche sul gruppo Whatsapp che abbiamo: è facile ed è comodo. Chiamo i miei collaboratori anche alle tre e mezza di notte? Quando mi viene in mente una cosa, quello è il momento giusto. Vedere un giocatore dal vivo? Non ho molto tempo, sono perso per la squadra».



IL RIMPIANTO DI CALCIOMERCATO. «Forse Tolisso: lo avevamo preso e lo aspettavamo per le visite mediche. Poi il Lione passò i preliminari e passò in Champions League, ed il ragazzo decise di rimanere lì all’ultimo. Poi è andato l’anno dopo al Bayern Monaco: da una parte c’è soddisfazione, dall’altra una sensazione di grande dispiacere».

SU FABIÁN RUIZ. «Avremmo voluto prenderlo a gennaio, ma non fu possibile. Comunque strappammo una promessa al procuratore e allo stesso ragazzo. La cosa strana è che Carlo, quando arrivò, me lo chiese e lui era l’unico calciatore che avevamo firmato. È stata una coincidenza incredibile. Rimanemmo stupiti, perché era l’unico che avevamo firmato per l’anno dopo».

SU MILIK. «Lo portai a Capri, perché se l’avessi fatto venire qui (Castel Volturno, ndr) avevo paura potesse avere un contraccolpo. Gli dissi che stavamo facendo dei lavori, che peraltro era vero, e lo portai a Capri».



SU CAVANI. «E' fortissimo, ma non credo che certi giocatori siano coerenti con la filosofia del club. La forza del Napoli è quella di avere calciatori sempre con nuove motivazioni, di avere nuovi Cavani».

SU CRISTIANO RONALDO. «E' vero, ci è stato proposto. Abbiamo un grande rapporto con Jorge Mendes dai tempi di Ghoulam e del suo rinnovo di contratto. Abbiamo rapporti costanti, ci sentiamo spesso e fu proposto. Però per noi era fuori portata. Lo disse sia al presidente che a me, io rimasi un po’ zitto: poi quando andammo nei particolari, ci rendemmo conto che per noi era una operazione fuori portata».

IL DUELLO CON LA JUVENTUS. «In questo momento è la squadra più forte d’Europa, che mettersela dietro sarebbe un sogno. Però se io penso che se ce l’ho fatta con il Lecce quell’anno (ai tempi del Carpi, ndr), allora posso farcela anche con la Juve. È una cosa difficilissima, ma noi ci dobbiamo e ci vogliamo credere».

SULLA SUA VITA. «Sono nato nel bar di mio nonno, dove chiaramente si mangiava pane e calcio sin da bambini. Poi piano piano questa passione si è sviluppata trascurando quella che era la volontà reale della mia famiglia, ovvero lo studio. Volevano che studiassi, che diventassi un dottore... un architetto. Ma volevo andare verso il calcio, e anche se non avevo grandi doti riuscì a giocare in categorie basse... dilettanti o al massimo la Serie C. Però mentre giocavo facevo anche l’allenatore del settore giovanile: aveva aperto una scuola calcio internazionale, mi divertivo a fare i camp in tutto il mondo. Ho ritrovato un articolo del 1996, avevo 24 anni: non lo ricordavo nemmeno, diceva che la mia grande aspirazione era quella di fare il dirigente sportivo. È nata così.
Sulla vita privata? Sono uno che lavora con il cuore e con passione, talmente tanto che ho dimenticato per anni la mia vita privata. L’amore è una strega, non sai mai quando ti dà la pozione magica. Arriverà? Spero di sì».


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