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La lezione di quest'anno al TIFOSO: conta la maglia, non il giocatore (che va ceduto quando va ceduto)

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Il tifoso napoletano deve imparare ad accettare le cessioni, non soltanto quando un giocatore è ormai bollito
Non lo abbiamo fatto per autocompiacimento, siamo andati a rivedere gli editoriali degli ultimi mesi, per capire il percorso che ci ha portati fin qui a partire dall'estate, in modo tale da volgere meglio lo sguardo al futuro.

Subito dopo la fine dello scorso campionato scrivevamo: "Per Ancelotti bilancio sufficiente, ma l'involuzione del 2019 apre molti interrogativi".
Non siamo certo indovini, è che il seme di possibili problemi già c'era.
A inizio dicembre, quando era ancora Ancelotti al timone, abbiamo tratto una conclusione: "FINE CICLO, ma non da oggi. Ancelotti ha le sue colpe, ma cambiare fa più danni del danno".

Scrivevamo così: Per capire quello che sta succedendo al Napoli, bisogna fare un bel salto indietro nel tempo. All'inizio del 2018, e ripartire da una frase. «Il Napoli potrebbe vendere alcuni calciatori». Lo diceva Sarri pochi mesi prima di salpare verso l'Inghilterra.
Allora ritenemmo che il suo timore fosse quello che la società gli avrebbe smontato il giocattolo «perché è dura dire di no a certe cifre».
In realtà a distanza di tempo abbiamo capito che Sarri non aveva il timore che la società gli avrebbe smontato il giocattolo, bensì aveva la certezza (vivendo quotidianamente lo spogliatoio) che per diversi giocatori il ciclo-Napoli si sarebbe potuto chiudere alla fine di quell'anno.


I fatti hanno confermato pienamente le nostre idee.
Questo ciclo è finito, e non da oggi.

Stavolta però vogliamo accendere un riflettore su un altro aspetto della questione: il tifoso.
Già perché quello che sta accadendo da alcuni mesi, deve essere una occasione di crescita anche per il tifoso.

Oggi molti di loro ammettono (in realtà accusano) che ADL avrebbe dovuto cacciare alcuni giocatori e comprarne altri.
Ma se lo avesse fatto davvero cosa sarebbe successo?

Immagina ADL che dopo la stagione dei 91 punti dice: "guaglio' ciclo finito, si riparte da zero".
Sarebbe stata rivoluzione.
E se lo avesse fatto l'estate scorsa? "Guaglio' ciclo finito, si riparte da zero".
Sarebbe stata rivoluzione lo stesso.

Il problema è che il tifoso quando va a 110 all'ora chiede di spingere a 120, e quando arriva a 120 chiede di spingere a 130.
E quando il motore si è fuso, va a dare la colpa al meccanico (ADL, Giuntoli) che non l'ha truccato bene.

Ora, che il nostro meccanico abbia le sue colpe è fuor di dubbio, perché ha allestito un motore con pezzi sbagliati e pezzi mancanti.
Ma anche noi tifosi dobbiamo farci un esamino di coscienza, per capire se questa lezione ci ha insegnato qualcosa.

Arrivati a questo punto del discorso, dobbiamo purtroppo tirare in ballo la Juve come esempio positivo.
Andatevi a vedere le ultime campagne acquisti dei bianconeri.
Non si sono MAI fatti nessun problema a vendere i migliori o i leader se arrivavano offerte buone, perché per loro un giocatore è un giocatore che si può sempre rimpiazzare. Da noi una cosa simile non può accadere, e ne paghiamo le conseguenze.

Alla Juve fecero scadere il contratto di Del Piero e lo salutarono senza rimpianti (ricordate le polemiche che ne nacquero? ma loro se ne sono fottuti).
Hanno mollato Pirlo e Vucinic senza batter ciglio.
In una stessa estate cedettero Vidal e Tevez, che erano stati i trascinatori del gruppo.
Hanno fatto un pacco di soldi con Pogba allo United.
Hanno lasciato andare via "nonno" Buffon, Bonucci, Lichtsteiner, Marchisio, Asamoah, Higuain senza farne un dramma.
Quest'anno hanno mollato un altro grande protagonista, Mandzukic.

Una delle doti della Juve è che dà via i grandi quando hanno dato quello che dovevano, perché per loro conta il club non il giocatore.
Un giocatore si può sempre rimpiazzare, e spesso cedendone uno buono se ne possono prendere due in altri reparti (la cessione di Pogba finanziò gli acquisti di Pjanic e Higuain. Bastarono solo 20 milioni in più).

A Napoli queste cose non le puoi fare, perché il tifoso dice: non vendere Mertens, comprane uno in più ma Mertens non lo toccare; non vendere Insigne che è un simbolo (anche se poi periodicamente lo fischiamo) ma al massimo comprane uno in più e si alternano.
E' così: hanno 100 e vogliono 110, hanno 110 e vogliono 120.
Vogliono sempre aggiungere, ma guai a togliere. Accettano la cessione soltanto se uno ha fatto flop, salvo poi riservarsi il diritto di rimpiangerlo dopo (vedasi i recenti casi di Diawara e Rog, oggi sembra che abbiamo venduto due fenomeni).
Ma questo atteggiamento non porta da nessuna parte.

A De Laurentiis non diamo nessuna colpa in questo casino, perché tenuto conto di quento abbiamo detto poco fa, il presidente ha fatto l'unica cosa che poteva fare: aspettare che il motore si fondesse per poi poter dire: "mi dispiace, adesso vi siete resi conto anche voi che questa macchina è bollita e dobbiamo rifare tutto il motore".
Cosa che succederà l'estate prossima.

Sia chiaro, non vogliamo dire che il tifoso è colpevole di quello che è successo, assolutamente no.
Però bisogna capire che per diventare grandi, TUTTI devono comportarsi da grandi. E i grandi vendono quando bisogna vendere, e poi reinvestono.
I vari Koulibaly e Fabian Ruiz serviranno proprio a questo.
Per noi che grandi non siamo, questa strategia diventa addirittura una necessità.


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