Il presidente Aurelio De Laurentiis ha parlato ai microfoni della Rai.
Azzurro da 22 anni. "Sono stato un incosciente, perché ho pensato a un film dove non c'era una sceneggiatura. Però è stata una continua emozione. Piano piano, con grande umiltà, ho imparato che bisognava guardare al futuro in maniera positiva. La gente mi definisce un visionario e, in fondo, ho sempre indovinato quello che sarebbe accaduto".
Un Napoli vincente. "Partire da un fallimento, ricominciare da zero e, piano piano, mettere insieme un puzzle che ci porta oggi sul tetto del mondo, con più di 100 milioni di follower, non è una cosa da poco. Inoltre quanto abbiamo fatto la sfilata Scudetto sul lungomare, trasmessa da Rai Italia in tutto il mondo, 70 milioni di persone l'hanno vista. Inimmaginabile".
Champions. "Ci manca. Chissà se Allegri ce la porterà. È un obiettivo, naturalmente. Si va sempre per i massimi obiettivi".
Soldi, soldi. "Quando vuoi fare impresa è ovvio che, oltre alla testa e alla passione, devi mettere anche i tuoi investimenti. Noi siamo partiti dal fallimento, dalla Serie C e il primo anno sono partiti più di 100 milioni... per stare in Serie C: è uno sforzo non indifferente. Poi però abbiamo trovato la capacità economica e finanziaria di tirare fuori il meglio della napoletanità. E con quella siamo andati alla meta, sempre autofinanziandoci e trovando sempre una possibilità di innovare. Perché abbiamo anche innovato, come autoprodurre le maglie e il materiale tecnico".
La decisione difficile. "Di quel che decido non mi pento mai. Se ci sono stati degli errori, forse è stato quello di essere stato troppo signore nel non applicare, in maniera pedissequa e giuridicamente inoppugnabile, i contratti che avevo. Delle volte mi sono lasciato trascinare più dal cuore che dalla responsabilità imprenditoriale. Poi ne abbiamo pagato le conseguenze, ma anche questo insegna. Magari in futuro avrò una scorza maggiore... o forse no".

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