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De Laurentiis: «Lo stadio? chiedete al Sindaco. In Italia c'è "cazzeggio" politico»

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Il presidente Aurelio De Laurentiis è giunto verso le 16 all'università di Monte Sant'Angelo per la presentazione del libro del Prof. Nicola De Ianni "Il calcio italiano 1898-1981. Economia e potere".

SAN PAOLO. «Chiedete al sindaco, non a me. Renzi? Non l'ho mica chiamato, figuratevi se lo faccio per cose simili. E' stato scritto il falso. Ma perchè dovrei parlare con Renzi? Al limite il sindaco, è lui che si gioca anche la partita delle elezioni».

POLITICI O MANAGER? «La domenica mi diverto, i miei problemi sono quelli cinematografici che sono molto più complessi. In questo paese c'è un elevato livello di "cazzeggio" politico. Il calcio è cambiato ma gli interlocutori sono sempre i soliti. Gli stadi sono una barzelletta e le leggi non fanno altro che dare modo allo svolgersi di mille contrapposizioni tra partiti politici. Un sindaco è schiavo della propria condizione politica e non può lavorare per la città. Neppure Renzi ha capito che i sindaci devono essere manager, e io mi chiedo: come può un uomo politico possa capire di gestione urbanistica? Non può».

MOSCA BIANCA. «Mi considero una mosca bianca, avendo chiuso 9 bilanci su 12 in attivo. Sono arrivato che il club era oltre il 500esimo posto ed ora è 15esimo, nonostante le difficoltà per lo stadio».

STADIO VIRTUALE. «I tifosi del Napoli sono milioni e bisogna rispettare anche chi non va allo stadio. La forza del Napoli è averne tantissimi sparsi per il mondo, e questa forza va sfruttata. In America la tv ha scalzato il cinema e ci sono gruppi fortissimi come Google e Netflix che sono enrati nel mondo della tv. Tutto il mondo vuole usufruire dello spettacolo del calcio e bisogna andare in questa direzione. Però i presidenti ancora non l'hanno capito, pensano che si possa guadagnare solo con i giocatori e con le entrate ed uscite. Qualcuno non fallisce, ma sta ritardando a scapito di altri...»

VIVAIO. «Non ho dato molto al nostro vivaio, anche se comunque è venuto fuori un campione come Insigne. Ho stanziato circa 10 milioni per la rivalutazione del territorio e per mettere su delle nuove strutture per i giovani. Sto cercando 20 ettari tra Torre Annunziata, Pompei ed Ercolano».

USA. «Sto investendo negli Stati Uniti, lì il calcio affascina di più il mondo femminile. I rettori delle Università hanno puntato sul calcio femminile il soccer. Vorrei fare una squadra anche lì, sperando che il calcio italiano e quello statunitense possano lavorare assieme per evolvere. In Spagna c'è azionariato pubblico in Italia solo 3 club sono quotati in borsa».

SARRI. «Negli anni di presidenza ho studiato per non commettere lo stesso errore due volte, è il caso di Sarri che quando ha sbagliato le ultime partite, ho detto di colpire me e che ero l'unico responsabile. c'è chi dice che ho scelto lui perché altri hanno detto di no, ma se io voglio un tecnico mi adopero per farmi dire di sì... come successo con Benitez».

STADIO. «Voglio essere garbato e dico che il problema è l'Italia che non funziona. Io sono contento del lavoro che ho fatto finora per il club. Sento dire che ho io messo pochi soldi. Ma io ho fatto una fase 1 e poi c'è una fase 2. Ho messo anche 47mila metri quadrati d'area commerciale e sportiva».

FIORENTINA. «Abbiamo sempre fato bella figura contro la Fiorentina, l'anno scorso si infortunò Insigne e quest'anno faccio gli scongiuri. Speriamo sia una bella partita. Loro hanno un tecnico che li ha stimolati parecchio, come il nostro e tutti daranno il massimo».

VALDIFIORI. «Non mettetelo alla gogna, io credo in lui. E' un grande calciatore. L'anno scorso si diceva male di Jorginho, e alla fine avete visto cosa vuol dire averci creduto?».

SARRI. «Lui ha portato disciplina soprattutto a livello interiore, ha responsabilizzato i giocatori. Quando lo ascolta, i giocatori si sentono protagonisti di quello che fanno. Rispetto a prima gli allenamenti si sono raddoppiati, anche a livello individuale se serve per spiegare determinate cose ai giocatori».

INSIGNE. «Devo ringraziare Castellacci e Conte perché hanno compreso che quel fastidio che aveva poteva diventare un problema grosso. Vedete, anche in questo c'è un regolamento assicurativo e dei compensi ridicoli».

MERCATO. «Cedendo diversi giocatori potevo fare 90 milioni, e questo senza considerare Higuain. Adesso sento che questo va di quà, quel giocatore va di là... Ma come vi permettete, questi sono giocatori del Napoli? Gli agenti cercano di dimostrare che non mangiano a vuoto i soldi dei giocatori. Fanno l'articolo grazie all'amico giornalista...»



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