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Insigne, camorra, esercito e festini: ecco la ricostruzione da romanzo del CorSera

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Forse sognava di diventare un romanziere, l'autore dell'articolo che sul Corriere della Sera affronta il tema della rapina a Insigne, viste le congetture che si leggono. «Gli autori della rapina a Insigne non sono dei balordi. Su questo ci si può scommettere: hanno seguito la vittima, aspettato il momento giusto per agire, calcolato i rischi della fuga e cose del genere. Ma anche perché Insigne è fin troppo noto in città per non ipotizzare che chi lo ha preso di mira sapesse benissimo cosa sarebbe successo dopo: e cioè la caccia all’uomo da parte di polizia e carabinieri. Tutto quello che la camorra proprio non desidera. Se ne può dedurre che con molta probabilità la rapina sia stata commissionata per ottenere molto più del Rolex e dei braccialetti con diamanti della moglie del calciatore. Dal punto di vista dei boss, potrebbe valere, in prospettiva, molto più degli alti costi immediati. Magari la ritirata dell’esercito da quartieri come Forcella o la Sanità. Se non riescono a evitare rapine come queste, a cosa servono i militari, i pattugliamenti e i posti di blocco? Il ragionamento è fin troppo facile, come si vede. Ma questa è solo un’ipotesi tra le tante».

«Che dietro rapine così clamorose ci sia invece sempre dell’altro lo confermano i molti precedenti. Negli anni passati — dal 2011 in poi — al termine di una lunga catena di aggressio-ni ai danni di Cavani, Hamsik, Lavezzi e altri campioni, fu proprio uno di loro, Behrami, a spiegare l’arcano durante il processo ai rapinatori. Venne fuori che il vero obiettivo era punire i giocatori perché si rifiutavano di partecipare alle feste organizzate dalla camorra. Ci sono ora nuovi ricatti in corso? Si vedrà. E non rassi-curano i fischi e gli insulti alla società partiti dalla curva Sud dopo la partita con il Villarreal, quella finita con un insufficiente pareggio. Ma se è così, se davvero dovessero esserci nuove pressioni, vorrebbe dire anche che c’è chi non ha alcuna intenzione di cedere. E questa è una buona notizia. Al tempo di Maradona, di cui proprio in questi giorni è iniziato il recupero di un gigantesco murales nei Quartieri spagnoli, non c’erano rapine e aggressioni, e terzini e attaccanti potevano circolare liberamente tra ali di folla plaudente. Ma qual è una delle foto più famose di Maradona? Purtroppo per lui è quella in cui Diego, in una casa di Forcella, sorride insieme con alcuni componenti del clan Giugliano. È in una vasca da bagno a forma di conchiglia, ed è finito lì dentro nel vivo di un allegro festeggiamento a base di champagne. Quella stagione è finita».


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