Il Corriere del Mezzogiorno si avventura in una ricostruzione dell'episodio di Albiol, che è quanto meno discutibile: «Albiol mostra la maglietta strappatagli da un avversario all’arbitro Celi. S'infuria, toglie la maglia e platealmente protesta per il fallo subito. Albiol insiste: tornando a metà campo, si volta verso il guardalinee e applaude. A rigor di regolamento il difensore azzurro poteva anche beccare il cartellino rosso. Non è accaduto. E Albiol lo aveva previsto. Azzardo calcolato, sfruttando il momento». Ma dai! Calcolato tutto?
Ora, già il fatto che un giocatore nel giro di due secondi faccia tutte queste macchinazioni mentali, pare impossibile. Se poi lo fa e le mette pure in atto, allora sarebbe di una stupidità infinita visto che se l'arbitro tira fuori il rosso si resta in 10 e sullo 0-0. C'è il rischio cioè di buttare una partita (di più, un campionato) al vento. Non lo farebbe mai nessun giocatore col sale in zucca, men che meno dopo averci ragionato sopra.
Più semplicemente, Albiol come tutto il Napoli, si è sentito perseguitato (a torto o a ragione) dalle decisioni arbitrali e ha sbroccato non appena gliene hanno combinata un'altra. Su una cosa siamo d'accordo: anche se Albiol avesse tirato fuori un coltello minacciando tutti, non sarebbe stato espulso perché l'arbitro dopo aver visto la maglia strappata ha capito che l'avevano combinata grossa.