La squalifica doveva esserci e non poteva essere minima, visto il gesto plateale di urlare in faccia a un membro della sestina arbitrale (giudicato "intimidatorio" nel comunciato del giudice sportivo). Ma Antonio Conte se la cava col minimo possibile, ovvero due giornate di squalifica.
Peraltro nel referto era scritto anche che "nel tunnel che adduce agli spogliatoi ha reiterato tale atteggiamento pronunciando frasi insultanti riguardanti gli Ufficiali di gara; infrazione rilevata dai collaboratori della Procura federale".
Insomma c'era abbastanza per calcare ulteriormente la mano, come peraltro chiesto proprio dagli arbitri (richiesta inopportuna, perché già possono indirizzare le gare e non è accettabile che vogliano anche indirizzare le decisioni del giudice sportivo).
Alla fine ha prevalso il buon senso, anche perché se Conte fosse stato squalificato 3 turni avrebbe saltato pure il successivo big match con la Juve, con inevitabile aggravio di polemiche, visto quello che veniva permesso di fare a Simone Inzaghi quando era all'Inter.

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