All'indomani dell'ennesima figuraccia Mondiale per l'Italia, il presidente Aurelio De Laurentiis è intervenuto a Radio CRC (dove non parla del "caso Lukaku").
"Non serve a niente trovare capri espiatori. Io da anni dico che il calcio italiano è dormiente, nulla si sposta, tutti vivacchiano. Ma io non amo vivacchiare, anche se significa assumere una posizione scomoda... perché quando appartieni al mondo dei giusti sei sempre scomodo per gli altri... è più facile stare nella poltrona dei non giusti. Il mio sentimento è chiaro da dieci anni. A Napoli si dice "metter a' pazziell mman e criatur", e il calcio italiano sta messo così".
"Abbiamo sempre detto che si gioca troppo, e tutto ciò distrugge anche i nostri calciatori. Nel 1986 avevamo 16 squadre in Serie A, oggi continuiamo a volerne 20 e cerchiamo di dare importanza a tutte le categorie diverse dalla Serie A, che dovrebbe essere una Serie Extra a tutti gli effetti. Se tornassimo alle 16 e non avessimo Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremmo i giocatori che sono un patrimonio da noi pagato, non dalla FIFA o dalla UEFA. Io mi sono stancato di mettere a disposizione i miei giocatori, lo farei solo se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo nel calciatore stesso, solo se mi fai una assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio che non me lo fa giocare per un periodo X, che divido per le giornate che mi mancano e mi vengono rimborsate. Questo deve essere chiarissimo, non possiamo giocare con i soldi degli altri".
"La base è ridurre il numero di squadre in Serie A. Sedici squadre, meno partite, più tempo per la Nazionale, pagare i giocatori che vengono convocati, assicurazioni totali in caso di infortuni. Questa è la ripartenza dovuta. Qui si sente dire di tutto e di più, bisognerebbe riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano, è propedeutico ad avere successo contro le altre nazioni che giocano in altro modo? E mi chiedo anche se Retegui, che gioca in Arabia dove da un mese è tutto fermo per via della guerra, era giusto convocarlo?"
"Abbiamo grandi successi in altri sport. Alle recenti Olimpiadi ne abbiamo avuto riscontro. Il signor Malagò ha lavorato molto bene e non lo dico perchè è amico mio da tanti anni, ma perchè è una persona che professionalmente è ineccepibile. Questa ineccepibilità non la riscontro altrove. Nel calcio bisogna resettare senza aver paura e vergogna di ripartire da zero. Il calcio è lo sport più popolare, ha 28 milioni di tifosi dimenticati dalla politica e che possono essere anche degli elettori, muove tanti interessi e tante anime. Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio, può dare e non prendere mentre purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere e non per dare, e lo hanno capito che nel mondo per ricevere bisogna prima dare. Se tu dai, qualcosa in cambio ti ritorna. Malagò lo sa perfettamente, fa parte della sua cultura ed educazione. Se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, risalirebbe prestissimo".
Sul Napoli. "Far vedere il film del quarto scudetto a tutti gli americani a Hollywood sarà una grande serata di divertimento per gli italiani lì e gli americani, avremo molti protagonisti dello sport in un teatro importante pieno di 500 persone che vogliono verificare la situazione. Abbiamo sottotitolato il film e faremo vedere Conte e i calciatori protagonisti, portiamo Napoli nel mondo".

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