L'esterno azzurro Matteo Politano è intervenuto ai microfoni di Radio CRC.
“È stata una stagione lunga e faticosa, purtroppo con tanti infortuni. Ci sono stati momenti difficili perché facevamo fatica ad arrivare anche ad 11 giocatori da schierare in campo. Noi abbiamo sempre dato il massimo, poi non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi che ci eravamo prefissati a inizio stagione ma questo fa parte di un’annata e di un percorso, bisogna accettarlo. Comunque è stata una bella stagione, personalmente sono cresciuto sotto tutti i punti di vista. Come gruppo invece quello che abbiamo costruito in questi due anni si è rivisto nella grigliata che abbiamo fatto ieri e si è rivisto tutto l’anno".
Più emozionante il terzo o quarto Scudetto. "E' dura... È difficile, è come scegliere tra mamma e papà. Spesso ne parlo anche a casa con mia moglie e i miei amici. A livello di emozioni forse quello dell’anno scorso è stato più bello perchè c’è stata un’ansia continua fino a fine campionato. Il 3° invece è stato un percorso trionfale vincendo con qualche giornata d’anticipo".
Ruolo. "Io mi metto a disposizione del mister, capisco che il calcio si sia evoluto negli ultimi anni. Qualsiasi ruolo implica tanta corsa e tanta intelligenza tattica. Poi se mi chiedi il mio ruolo preferito, l’ho fatto per tutta la mia carriera, è normale che preferisco fare l’esterno d’attacco. Ma mi adatto anche da quinto".
Momenti peggiori. "I 6 gol presi in Champions sono stati una bella bastonata, che però ci hanno dato un po’ una svegliata. Però a livello mentale la vera batosta è stata Copenaghen, perché ci ha tagliato fuori dalla Champions. Ma fa parte del percorso. L’esperienza in Champions serve a tanto, se non stai pronto al 100% anche a livello fisico e mentale, gli avversari ti mangiano in testa".
I momenti migliori. "Le vittorie contro Milan, Roma, Lazio sono state le vittorie più belle della stagione secondo me".
Su Vergara. "Antonio è un ragazzo eccezionale. Ha tantissima voglia e una grande cazzimma. Mi ha impressionato tanto. Ha enormi margini di miglioramento, può giocare in ogni ruolo. Gli consiglio sempre di tapparsi le orecchie e di pensare solo a lui e alla squadra, andare nella direzione giusta senza ascoltare elogi e critiche. Deve giocare sereno come ha fatto quando è stato chiamato in causa. Poi il futuro è tutto dalla sua parte".
Su De Bruyne. "Dal primo giorno si è integrato benissimo... è un po’ timido. Col passare del tempo aveva iniziato ad aprirsi ma poi l’abbiamo perso per 4 mesi. Ce lo siamo goduti poco purtroppo".
Su Spinazzola. "Siamo amici da una vita, condividevamo già la camera della Nazionale U15 e U16. Siamo legati da una grande amicizia, stiamo spesso insieme negli ultimi anni a Napoli ancora di più. Anche con Di Lorenzo e Juan Jesus abbiamo un bel rapporto, cerchiamo di vederci tutti insieme".
La partita con l’Udinese. "Una squadra molto fisica, domani andremo in ritiro per preparare al meglio l’ultima partita chiudendo bene davanti al nostro pubblico. Ci teniamo ad arrivare secondi e far felici i tifosi che saranno allo stadio".
La città. "Mi piace tanto la Costiera, ma Napoli mi piace tutta, passeggiare sul lungomare o a Via dei Mille, ci facciamo trovare spesso in giro dai tifosi. Non mi piace stare chiuso in casa, appena posso cerco di godermi una città così bella".
La pizza? "...la margherita, classica".
La musica nello spogliatoio. "Dipende chi si collega alla cassa per gestire la musica. Spinazzola e Mazzocchi ascoltano solo neomelodici, anche Spina è malato. Anche mia moglie che è napoletana faceva fatica, ma Spina quando era ad Empoli stava con dei napoletani in camera. Io ascolto tutto, ma soprattutto italiano e Gigi D’Alessio".
Futuro. "Sono da 7 anni a Napoli e ho altri due anni di contratto, i tifosi sono sempre stati fantastici al nostro fianco in questi anni".
La Nazionale. "Faccio fatica a parlare, è stata una brutta botta. Per noi sopra i 30 anni avevamo l’ultima occasione, grande rammarico per noi e per il mister a cui sono tanto legato. Mi è dispiaciuto per lui e per tutti i ragazzi. Io penso che per ripartire del calcio italiano bisogna ripartire dalle basi e dai settori giovanili, vedo pochi italiani nei settori giovanili nei top club. Ci lamentiamo che non ci sono italiani, ma se non li facciamo crescere noi come si può pretendere che a 25 anni escono fuori".

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